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Preservazione della Continenza
Urinaria in corso di Prostatectomia Radicale
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Università degli Studidi MIlano
II Cattedra di UrologiaDirettore Prof Andrea Guarneri, MD
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COME PRESERVARE LA CONTINENZA URINARIA NEGLI INTERVENTI DI PROSTATECTOMIA RADICALE
La continenza urinaria dopo interventi di prostatectomia radicale dipende dal bilancio detrusoriale – sfinterico e viene determinata da fattori clinici,urodinamici e di tecnica chirurgica. Le prime osservazioni urodinamiche relative ad
ipotesi di decentralizzazione vescicale dovuta al trauma chirurgico risalgono
ad Hellstrom (135) nel 1989,che evidenzio’ una apprezzabile diminuizione della
compliance vescicale post operatoria,accanto
ad una bassa pressione di chiusura uretrale dovuta alla lesione traumatica
operatoria dello sfintere uretrale distale (uretra membranosa).Nello stesso
anno O’Donnel (134), senza giungere a conclusioni di predittivita’
preoperatoria del rischio di incontinenza per età,Gleason score,stadio
patologico e durata dell’intervento,osservava come la percentuale
dell’incontinenza urinaria post operatoria era significativamente ridotta
(p<0.05) nei pazienti sottoposti a prostatectomia nerve-sparing rispetto al
gruppo di pazienti non sottoposti alla tecnica nerve-sparing (6% contro il
18%).Studiando il profilo pressorio uretrale riferiva anche una significativa
(p>0.05) riduzione della lunghezza funzionale uretrale e del picco
sfinterico uretrale tra i due gruppi di pazienti,a favore del gruppo sottoposto
alla prostatectomia radicale nerve-sparing.Concludendo che la preservazione dei
bundles prostatici durante la prostatectomia radicale aveva un ruolo
determinante nel preservare la continenza urinaria.Nel 1990 Tanagho (131)
confermava le differenze pressorie dello sfintere uretrale distale tra i
pazienti sottoposti a prostatectomia radicale incontinenti e continenti,a
favore di questi ultimi.Segnalando il dato uretrocistografico di tubularizzazione uretrale prossimale allo
sfintere uretrale come presente nei pazienti continenti ed assente in quelli
incontinenti.Una prima puntualizzazione sulla importanza più di un approccio
chirurgico anatomico che sulla semplice preservazione dei bundles nel
preservare la continenza post operatoria avveniva nel 1991 con Walsh (124) il
quale non osservava in 600 pz consecutivamente trattati una importanza
significativa della conservazione dei bundles come causa della preservata
continenza posoperatoria.Osservazione condivisa nel 1993 da Gautier (109) che individuava nell’età superiore ai
70 anni il fattore rischio del tardivo
recupero della continenza postoperatoria, speculando sulla importanza della
dissezione anatomica dell’apice prostatico come momento chirurgico essenziale per
il controllo dell’emostasi e per minimizzare il trauma sullo sfintere uretrale
distale.Nel 1994 Hartung (101) confermava l’osservazione di Tanagho sulla
tubularizzazione uretrale prossimale osservando nel 75% dei pazienti sottoposti
a tubularizzazione uretrale con flap vescicale anteriore una ripresa della
continenza a 3 mesi dall’intervento,contro il 58% dei pazienti sottoposti alla
prostatectomia radicale convenzionale. Dissezione anatomica dell'uretra al becco prostatico Focalizzata l’importanza della dissezione anatomica dell’apice prostatico con studi chirurgici,radiologici ed urodinamici era inevitabile che tale accortezza chirurgica venisse estesa al collo vescicale.Nel 1994 Levin (85) affermava la necessità della preservazione del collo vescicale più per ridurre l’incidenza delle sclerosi del collo post operatorie che per ridurre l’incontinenza urinaria.Contemporaneamente Tanagho (84) identificava i pazienti a rischio di incontinenza in coloro che presentavano preoperatoriamente anomalie sfinteriche o detrusoriali.Mentre Soloway (72) un anno dopo ritornava sull’argomento della preservazione del collo vescicale sia per ridurre l’incidenza delle stenosi dell’anostomosi uretro-vescicale che per garantire il precoce ripristino della continenza urinaria.Solo nel 1996 divenne evidente l’importanza della preservazione del collo vescicale con Gillenwater (66) che in 24 pz propose la tecnica della dissezione dell’uretra prostatica prossimale del letto prostatico per preservare il collo vescicale permettendo una anastomosi uretro-uretrale,in grado di migliorare significativamente il controllo post operatorio della incontinenza , ma senza rinunciare alla radicalità oncologica. Nello stesso anno Lowe (61) confermava in 190 pz selezionati la possibilità di una radicalità oncologica con la tecnica di preservazione del collo vescicale notando il ripristino precoce, ma non tardivo della continenza urinaria nei pazienti sottoposti a questa metodica. Conservazione del collo vescicale secondo Gillenwater Nel 1997
sono comparsi i primi lavori relativi a tecniche di supporto uretrali
posteriori mediante retto-uretro mioplastiche
(Gomella 56) o sling fasciale dei retti (Jorion 53) con l’osservazione
di un precoce ripristino della incontinenza nei pazienti trattati.Nel 2007 la
tecnica messa a punto da Rocco ha proposto la ricostruzione posteriore
del rabdomiosfintere uretrale, ripristinandone cosi' la funzione
di supporto posteriore dell'uretra,ottenendo una significativa continenza
post ooperatoria precoce. Questi ultimi
lavori,da valutare nel tempo con un follow up adeguato, sposterebbero se
confermati,l’ago della bilancia a favore della tipologia dell’incontinenza
urinaria post prostatectomia radicale intesa come secondaria a deficit
sfinterico (lunghezza funzionale o picco sfinterico uretrale) supportando
le osservazioni del 1997 di Badlani
(47) che in uno studio condotto su 39 pz valutati urodinamicamente per
incontinenza urinaria post prostatectomia radicale ha trovato come causa
prevalente un deficit sfinterico (riduzione della lunghezza funzionale uretrale
e/o riduzione del picco sfinterico uretrale)
rispetto al danno detrusoriale,ritenendo le problematiche detrusoriali
come aggravanti l’incontinenza urinaria in caso di associato danno (parziale)
sfinterico.Le ulteriori osservazioni di
Huland (36) relative all’incremento urodinamico ,a 6 mesi di distanza dall’intervento,
della lunghezza funzionale uretrale e della pressione di chiusura uretrale
sembrano definire l’essenziale importanza del meccanismo sfinterico nel
determinismo dell’incontinenza urinaria dopo prostatectomia radicale.Ma la
considerazione che tale meccanismo sia costituito da una adeguata lunghezza
(funzionale) uretrale nonché dal picco
sfinterico, rende mandatorio il risparmio anatomico massimale dell’uretra e del
collo vescicale, mediante tecniche dissettorie di precisione sia dell’apice
prostatico che del collo vescicale ,introducendo la importanza intuitiva della
prostatectomia radicale per via intra-aponeurotica.Le anomalie funzionali
detrusoriali rappresentano attualmente più una concausa di incontinenza
urinaria post operatoria inducendo alla incontinenza solo quando associate ad
un danno sfinterico parziale.
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